“Dopo torno”: dire bellissimo è molto riduttivo. È un insieme di emozioni, si percepisce il dolore ma anche la rinascita, l’amore immenso per i figli che non vorresti mai fare andare via, che sempre li vorresti piccoli, che se ne vanno, che non sono nostri… ma per sempre rimangono con noi come ogni persona cara che non c’è più. Ritrovare le figlie perdute nella scrittura e nelle piccole cose è la magia della vita… Marina M.
Ho apprezzato tutto del libro: la naturale leggerezza delle frasi, la spontaneità della narrazione, l’impressione di vedere realmente le due protagoniste muoversi come folletti fra i loro cari. Grazie per aver condiviso la forza che il lutto può sprigionare, grazie per averlo fatto in maniera delicata e pregevole, con indimenticabili tinte pastello. Irene P.
Emozionante, tenero, struggente.
Molto bello. Da non perdere.
Annamaria F.
Perdere un figlio ti procura una ferita che non si rimarginerà mai più, perderne due ti spezza, ma l’autrice riesce a trasformare il dolore nel ricordo. Una linea sottile che scorre fra l’aldilà e il terreno, in cui affiora tutto l’amore di una madre che non si rassegna al mistero e cerca di immaginare un percorso che tocchi entrambi questi termini e lentamente le due dilette figlie riprendono vita in un’attività di riscoperta dei luoghi passati della loro infanzia e delle persone che amavano e che continuano a ricercare.
Maurizio G.
“Bello” è riduttivo. È un viaggio intimo e corale insieme, profondo e leggero, doloroso e lieve. Alla ricerca della luce. Sempre. Stefania Z.
Lo trovo molto intimo e generoso, può avere un potere di guarigione per chi legge. Daniela R.
Più andavo avanti più ti sentivo vicina. Abbiamo tantissime cose in comune: la pittura, la scrittura, gli animali, la dolcezza e la fantasia. Ho capito alcune delle ragioni per cui le nostre figlie sono entrate subito in sintonia Il libro è stupendo. Marcella C.
un amore infinito sprizza da ogni pagina, un inno alla vita che nasce da un dolore abissale. Un libro che illumina la vita di chi legge. Stefania P.
Un libro intenso, scritto molto bene. Maurizio M.
Triste ma bellissimo. L’autrice deve avere una forza speciale che si avverte in ogni parola. Sono grata per le emozioni ricevute. Claudia C.
Dopo torno dimostra come l’immaginazione possa servire a lenire il dolore più assurdo e ingiusto, come possa, attraverso un atto di forza e generosità, persino infondere una forma di speranza. Ammirevole la forza gentile dell’autrice. Walter V.
Il libro mi è piaciuto moltissimo, mi ha dato emozioni e speranza. Franca S.
Libro bellissimo, intenso, solare, difficilissimo da scrivere. tutta la mia ammirazione incondizionata.
Maria Luisa S.
Mi riesce difficile parlare di questo romanzo per tante ragioni riconducibili a me e non alle parole che ho letto, che mi hanno tenuto compagnia, che mi hanno fatto ridere, commuovere e pensare.
Devo necessariamente incominciare presentando la famiglia protagonista di questo bel romanzo:
MARGHERITA – la mamma
MASSIMO – il padre
Micol, Mia e Maia – le tre figlie elencate in ordine d’età.
Questo nucleo familiare vive insieme fino al 16 agosto 2020 poi, quel giorno, Maia, a soli 12 anni, viene portata via da una malattia che si chiama “glioma della linea mediana”.
Il 9 giugno 2023, vittima di un incidente a Errachidia in Marocco, se ne va anche Micol.
In tre anni queste persone hanno avuto la loro vita stravolta da due immense tragedie ma, proprio quest’anno, Margherita ha deciso di far rivivere tutta la famiglia in questo romanzo.
Questa mamma ci dice che queste due ragazze sono sempre lì con loro, con i loro oggetti ma soprattutto con la loro vita.
Tutto il romanzo parla delle lacrime che questa famiglia ha visto sgorgare dai propri occhi ma giunge alla conclusione che la vita va vissuta e che non si tratta di ricominciare ma di andare avanti tutti insieme.
Cambieranno casa ma le due ragazze sono e saranno lì per sempre mentre girano per Bologna, fanno scherzi e burle, poi si ritrovano a un incontro per il primo anniversario della morte di Micol. Si tratta di una ricorrenza in cui vedranno i suoi amici. Dopo gli amici andranno a trovare la sorella e infine i genitori.
Micol (che nel libro si chiama Ava) protesterà vivacemente con la madre che le costringe a dire e a ragionare come vuole lei ma capirà che la vita di babbo e mamma deve continuare insieme a quella della sorella, mentre lei nell’eternità potrà andare in ogni angolo dell’universo e in ogni periodo storico. Il libro è bello e lo si divora in un battibaleno, ma io, vittima dei miei pensieri e dei miei sentimenti, ho trovato difficile l’ultima parte, quella in cui le due sorelle si ritrovano in casa con la madre, ma non c’è niente di patetico, si tratta solamente di miei limiti che sono apparsi, che mi hanno fatto tergiversare ma mi hanno anche consentito di entrare nel libro e di poter osservare questi scontri/incontri dialettici.
Nella speranza di non avere spoilerato nulla termino ripresentando la famiglia però coi nomi che hanno acquisito nel romanzo che consiglio a chiunque crede nella forza di vivere anche quando le difficoltà appaiono insormontabili:
MARGHERITA diventa IRIS.
MASSIMO diventa BRANDO.
MICOL diventa AVA.
MAIA diventa DORA.
MIA diventa MILLA.
“Con Dora ho avuto il dono di undici anni idilliaci, la fortuna della sua salute di ferro, prima della malattia senza scampo.
Con te è stata ansia fin dalla nascita, Ava, malanni in serie, scontri per farti mangiare, stare sui libri, su tutto. Anni a crucciarmi invece di godere della tua presenza. Tu, bimba tenera e malleabile, così diversa da Dora e da Milla nel tuo bisogno d’affetto…”.
Ieri sera sono tornato a Bologna per la presentazione di questo bel libro. Non è stato per niente un evento commerciale tant’è che l’autrice e nemmeno l’editore (che era presente) si è presentata con la solita pila di libri da vendere.
La presentazione si è tenuta a Villa Spada che è un luogo culto del cuore per me e per tutti gli amici e Compagni con cui ho vissuto l’adolescenza.
Capita che all’autrice la voce si incrini. Suona Emanuele Serra che non è solo un musicista, è anche il ragazzo di Micol. Esegue alcune sue canzoni e poi parla della sua vita, prima della tragedia, insieme a Micol, e dopo. Mi rimane nella mente questa sua frase: “Le cose che fanno più male sono i bei ricordi con lei”.
L’atmosfera si era fatta un po’ triste e, quando è stato chiesto di intervenire, egoisticamente ho deciso di farlo, dovevo tirarmi su e, come mio solito, ho straparlato, è servito allo scopo anche se il problema era che non riuscivo a trovare la chiusa. Devo ringraziare Elisa Bochicchio, la relatrice, che con uno sguardo è riuscita a fermarmi.
Dopo ho conosciuto Margherita e, quando le ho chiesto di continuare a scrivere, devo dire che non pensavo a lei, bensì a tutti quelli che avranno la fortuna di leggerla.
DOPO TORNO – ED. PENDRAGON
C O N S I G L I A T I S S I M O
Gabriele G.
…la potenza della vita che genera vita anche nell’angoscia… Grazie per la forza di questo racconto intimo e potente. Elisa T.
Al di là del dolore
Ho letto con avidità “Dopo torno”.
Come quelle volte che: “vado a letto presto a leggere quel certo libro che mi prende così tanto”.
L’ho letto con calma, resistendo al desiderio di girare in fretta le pagine, incantata dalle parole scelte ma soprattutto dal misto di sentimenti a volte anche contrastanti in particolare di Iris e Ava. Vissuti che spesso disorientano, le madri in particolare.
Una storia-romanzo in cui l’ inimmaginabile buio del dolore e dell’assenza definitiva provati da Iris riesce incredibilmente a generare forza e luce vitale.Mi è piaciuto molto il fine intrecciarsi dei dialoghi immaginari e la cura nella descrizione dei ricordi di tutte loro. Consiglio vivamente.
Antonella T.
Libro finito e divorato
Bellissimo stupendo toccante. Ma non ho dubitato neanche per un attimo che non lo fosse. Complimenti davvero, sei grande.
Sono sicuro che sarà il primo di una lunga serie.
Francesco P.
“Dopo torno”, una lettura necessaria
“Dopo torno” è un libro che ti resta attaccato addosso. Sorvola leggero su un dolore abissale: un’impresa letteraria che riesce a riportare alla vita, con una spinta quasi inimmaginabile, chi non c’è più.
Grazie di tutte le tue parole Margherita Lanteri Cravet, quelle dette e quelle non dette.
Daniela C.
Un libro scritto molto bene.
Un libro pieno di emozioni che mi ha travolto.
Un libro da leggere in tranquillità, continuità e silenzio per prenderlo tutto.
Ci sono momenti forti e che non ti aspetti (vedi ad esempio il soliloquio di “scuse” di Ava) ma anche pieghe fatte di dettagli a volte espressamente raccontati (caratteristiche specifiche dei personaggi ben rimarcate, descrizione di luoghi ed amici) ma più spesso pieghe che per me erano incisi, frasi lasciate lì che sottendono un castello e turbinio enorme che si portano dietro (Diego che non capisce perché Dora è cambiata quando inizia ad andare a Milano, Ava che le tiene la mano al termine, tutta la serie di eventi e minuzie di ultime volte o cose che si sarebbero dovute fare e non si sono potute fare come il concerto di Einaudi o il primo test del Papilloma etc etc).
E la fine è una fine inaspettata.
Non entro nella psiche dell’autrice per pensare se la cosa sia stata mostruosamente pesante, maieutica o non so.
Non conoscevo però la frase di Agota Kristof che l’autrice ha riportato in un’intervista sull’importanza per ognuno di scrivere un libro nella vita.
E lei l’hai fatto.
Brava, brava, brava
Francesco F.
Quando il ricordo si fa presenza
Sapere che questo racconto nasce dall’esperienza più sofferta che si possa fare nella vita, rende il romanzo un oggetto che si tiene in mano con cura e la sua lettura un atto di ascolto tenero e rispettoso. Se ne viene ripagati, eccome, perché ogni parola scava nel cuore e, al termine, Ava-Dora-Iris non possono che rimanere con noi, aggiungendo i loro occhi e le loro parole alle nostre. (Ideato, costruito e scritto in maniera pregevole, ha una voce tutta sua che non si confonde con nulla attualmente in circolazione.)
Federica R.
Stupendo
Ho letto una segnalazione di questo libro sul giornale e mi sono subito incuriosito. L’ho iniziato ieri sera e l’ho finito alle 3 di notte, non riuscivo a smettere di leggere. Un libro emozionante, coinvolgente, scritto benissimo, con una umanità e profondità eccezionali. Consigliato.
Claudio P.
Da leggere assolutamente
Ho finito di leggere il tuo libro, mi è piaciuto molto. La sensazione è stata quella di essere con loro, di averle conosciute, meravigliose, e meravigliosa la madre/scrittrice nell’esporsi e nel condividere le sue emozioni e i suoi pensieri. sono giorni che mi porto dentro tutti loro, l’amore, il dolore, la gioia, la leggerezza, tutto insieme.
grazie
Ombretta D.B.
Quando il dolore si trasforma
Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma attivano un’esperienza. Dopo torno è uno di questi. Non solo per la qualità della narrazione, ma per il modo in cui attraversa il dolore e lo porta progressivamente verso una forma pensabile, senza mai semplificarlo. Fin dalle prime pagine emerge una domanda essenziale: “Dov’è un posto sicuro?” Non è solo una domanda narrativa. È una domanda psichica fondamentale. La ricerca di un luogo sicuro non riguarda soltanto lo spazio fisico, ma la possibilità di trovare un contenimento interno: un luogo mentale in cui l’esperienza possa essere tollerata senza frammentarsi. La psicologia contemporanea ha mostrato come le esperienze emotive più intense, se non trovano uno spazio di rappresentazione, tendano a ripetersi sotto forma di stati non pensati. Quando invece iniziano a essere simbolizzate, diventano progressivamente integrabili. Nel romanzo, questo passaggio non è teorico, ma si manifesta con forza nella relazione: “Davvero non lo senti? Sei una madre, come puoi anche solo un minuto dimenticarti di noi?”. Qui il dolore non è ancora trasformato. È vivo, diretto, rivolto. Ma è proprio questo movimento, il passaggio da un vissuto interno a qualcosa che può essere indirizzato a un altro a segnare l’inizio di un processo psichico fondamentale. Prima di essere elaborato, il dolore deve poter essere riconosciuto e, in qualche modo, condiviso. Anche quando l’altro è assente, o interno. È in questo spazio che la scrittura assume una funzione trasformativa. Non si tratta semplicemente di esprimere ciò che si prova, ma di creare una distanza sufficiente per poterlo osservare, nominare, attraversare. In termini psicologici, è il passaggio da un’esperienza non mentalizzata a un’esperienza pensabile. Questo non implica che il dolore diminuisca. Implica che cambi la relazione con esso. Ciò che prima occupava l’intero spazio psichico, iniziando a trovare una forma, diventa qualcosa che può essere contenuto, articolato, talvolta condiviso. È un processo che riguarda l’individuo, ma anche i gruppi e le organizzazioni: quando un’esperienza trova parole, cambia la qualità della sua presenza. Non scompare, ma smette di agire in modo invisibile e ripetitivo. In questo senso, il libro di Margherita Lanteri Cravet non è solo un racconto, ma un esempio concreto di trasformazione. Non perché offra soluzioni, ma perché mostra un passaggio: da ciò che accade a ciò che può essere pensato. Ed è forse questo che rende alcuni libri necessari. Non il contenuto in sé, ma il lavoro che rendono possibile. Perché, in fondo, la questione resta la stessa per tutti: come si sta dentro a ciò che ci attraversa? E se è possibile, almeno in parte, dargli una forma.
Francesca de G.
Ciao Margherita.
Da quando mi hai mandato l’invito alla presentazione del tuo libro, è come se stessi parlando con te continuamente. Non ad alta voce — dentro di me. In questa conversazione silenziosa, quasi telepatica, le parole giuste arrivano da sole. Tutto sembra leggero e naturale. Ma ogni volta che prendo il telefono per scrivere un messaggio, improvvisamente mi sembra che le parole diventino troppo semplici e che le lettere non riescano a trasmettere il significato e la profondità che sento dentro.
Ieri Andrei e Viki mi hanno portato il tuo libro. E mi sono accorta che all’inizio avevo persino paura di aprirlo. Perché ricordavo il tuo post su Facebook del marzo 2023. In qualche modo ho vissuto quel momento insieme a te. Da allora ogni bocciolo, ogni fiore che si apre, ogni nuova foglia, il cielo primaverile, un raggio di sole — li guardavo e vedevo un po’ quello che vedevi tu. E devo confessare che è stato molto doloroso.
Per questo ho aperto il libro con cautela. Ma quando ho iniziato a leggere non sono più riuscita a fermarmi. Ho già letto circa cinquanta pagine. Sì, con l’aiuto del traduttore… ma la lettura è stata sorprendentemente naturale. Anche se forse “facile” non è la parola giusta. Piuttosto sembrava la continuazione di quella stessa conversazione.
Sei riuscita a fare qualcosa di molto raro, quasi impossibile. Sei riuscita a restituire vita alle tue ragazze — non solo come ricordo, non come passato, ma come presenza. È come se avessi cancellato il confine tra i mondi, lasciando solo quella sottile linea che noi fisicamente non possiamo attraversare.
Sei una donna molto forte. E immagino che questa forza non sia qualcosa di cui si possa essere felici. Arriva a un prezzo troppo alto. Ma quello che hai fatto non è solo forza. È saggezza. È amore che si è rivelato più forte della separazione. Ed è un modo per continuare a vivere… non separati, ma comunque insieme.
Credo che il tuo libro possa aiutare molti genitori che stanno vivendo un dolore simile. Può aiutarli a sentire qualcosa che spesso è difficile spiegare con le parole: che le persone che amiamo non scompaiono davvero. Restano vicine — nel mondo, nell’aria, nei ricordi, in ogni giorno della nostra vita.
È come se tu avessi aperto una porta tra i mondi e avessi fatto entrare questi angeli nella nostra vita quotidiana. E improvvisamente diventa possibile vivere sentendo la loro presenza.
Sono qui. Sono vicini. Sono con noi.
Semplicemente… non possiamo più toccarli.
Ora vorrei abbracciarti e ringraziarti per tutto quello che fai in questo mondo.
Helena K.
Ho appena finito di leggere Dopo torno.
Ci ho trovato tanto dolore ma anche tanti sorrisi.
Tanta gioia nel rivivere i ricordi, tanta gioia nel racconto di passate complicità e trascorse rivalità.
E alla fine anche la speranza di un futuro… nonostante il passato.
Viviana P.
Cara Margherita,
ti scrivo solo ora, dopo anni in cui ho seguito in silenzio quello che è successo, il dramma che avete passato e l’amore che ne avete prodotto.
Mille volte ho pensato di scriverti, ma per pudore non l’ho mai fatto, ho sempre avuto il timore di essere inopportuna.
Ho finito ora il tuo libro, sicuramente la lettura più faticosa e commovente della mia vita.
Ho rivisto Maia piccolina alle riunioni al Galvani, seduta nel banco a disegnare, silenziosa, composta, quieta.
E ho visto Micol, che non ho conosciuto di persona ma attraverso le foto delle gite di classe del liceo e i racconti degli anni della scuola.
Ilaria mi ha sempre detto che Micol era magnetica, che aveva una luce che attirava tutti e io pensavo che in questo ti somigliasse molto perché l’impressione che ho avuto di te, nelle poche volte in cui ci siamo viste, è stata proprio quella che fossi un essere luminoso.
Quando ho saputo di Maia prima e di Micol poi, ho temuto che quella luce si fosse spenta per sempre e invece oggi, dopo aver letto il tuo libro, ho capito che così non è.
“Dopo torno” è una carezza per l’anima e mi ha fatto sentire vicine persone care che non sono più in questa dimensione ma che, sicuramente, in questo momento sono qui con me in altra forma.
Conserverò il libro con la storia della tua famiglia come un dono prezioso.
Fiorella C.
Ho finito: “Dopo torno”.
Non sono riuscita a staccarmene.
È sublimazione del dolore, vero. Un viaggio al centro di una notte crudele e senza fine, ma anche veicolo di così tanto amore e presenze nonostante tutto, che queste due morti scandalose, di più: farsesche nella loro oscenità, passano “persino” in secondo piano. Leggendolo si è portati a concentrarsi più sulla bellezza della vita, sul calore degli affetti che non sullo sciagurato, incommensurabile vuoto lasciato da Micol e Maia, la ragazza e la bambina per sempre.
Come sanno i grandi visionari, orientali, i mistici (in occidente li abbiamo avuti, ma li abbiamo perduti tanti secoli fa, perché troppo materialista è il nostro mondo), non c’è distinzione fra la vita e la morte, entrambe sono solo un cerchio che prosegue all’infinito nell’universo. E questa mamma felice, creativa, piena, ora dolente per sempre, è riuscita a far entrare il lettore nel circolo luminoso di “una non fine”. Davvero notevole: catartico, potente, lacerante ma salvifico. Mi è piaciuto molto, il libro manda un messaggio potente, davvero una brava narratrice, oltre che una donna dalla forza straordinaria.
Claudia B.
Trasformare il dolore
L’autrice ridà vita alle sue figlie perdute in maniera assolutamente originale, mostrando come sia possibile rielaborare il dolore attraverso l’amore più forte di tutti, la memoria del tempo condiviso, la potenza dell’immaginazione, la forza della scrittura. Tutto il bello dell’esistenza che dà scacco alla morte.
Massimo D.
Dalla morte nasce un inno alla vita
Un libro da leggere assolutamente e tenere sempre con sé.
È un inno alla vita che nasce da un dolore abissale: da ogni pagina, da ogni riga, da ogni parola stilla generosamente un amore infinito. È un libro che illumina la vita di chi legge.
st
La potenza dell’amore
Nonostante le vicende tragiche alla base di questo romanzo, la sua lettura non lascia un senso di tristezza e sconforto ma di leggerezza, di amore per la vita, di fiducia nella forza delle passioni, dei legami immortali, nell’incredibile potenza della vita, della volontà e dell’immaginazione. Lo rileggerei…
Tiziana M.
L’amore non si spegne
L’amore non si spegne, è fuoco vitale che continua ad ardere: questo il messaggio di “Dopo torno”, testimonianza del potere taumaturgico della scrittura, dell’immaginazione e della memoria, della forza salvifica delle passioni.
Fabrizia M.
Noi di Riva
Quando ho conosciuto Margherita Lanteri Cravet così minuta, riccioluta, armoniosa, e con quella sua voce delicata e un po’ stridula, non avevo colto subito la sua forza.
Ma la sua amicizia, negli anni, mi ha insegnato quanto inutile e banale sia lamentarsi delle piccole miserie quotidiane, e quanto invece sia straordinario riuscire a trasformare il dolore più grande in parole, in colore, in coraggio.
E poi Margherita è di Riva, di quella generazione — la mia — cresciuta sul muretto con una certa limpidezza di sguardo e un senso profondo delle cose ormai relegati e regalati alla nostalgia.
Grazie Marghe, per il tuo cuore, e per il tuo bellissimo libro.
Lorena S.
Grazie per questo dono prezioso e profondo
Barbara M.
Il libro mi è piaciuto davvero tanto, l’autrice riesce a rendere in maniera poetica il filo che lega il quotidiano e l’eterno.
Ursula G.
Il libro è bellissimo! È coinvolgente e leggero, ma allo stesso tempo vero e profondo. Emerge il mondo interiore dell’autrice: grandioso.
Leandro P.
Il tuo libro mi è piaciuto moltissimo! Sei stata bravissima e te lo volevo proprio dire perché dovresti continuare su questa strada della scrittura. È scritto molto bene, brava complimenti davvero.
Miriam R.T.
Margherita cara
Sto leggendo il tuo romanzo
Ne centellino le pagine perché non voglio finisca
Il tuo dolore e la tua forza fluttuano nell’inchiostro e si accendono di una magia o di una grande fede
Le tue splendide figlie sono vive
Fiere
Sospese tra due mondi ma ancorate al tuo cuore
Ti voglio bene e ti ammiro incondizionatamente
Una miriade di baci ti arrivi dall’invisibile e da questo girone terreno che è solo una giostra di paese in attesa della grande ed eterna festa finale
Silvia D’A.
Il romanzo è delizioso e coinvolgente!
Vi immagino, vi vedo!
…solo che volevo assaporarmelo con calma, ma non sono sicura di riuscire a resistere!
Silvia L.
Bellissimo, mi è sembrato che tutti i personaggi prendessero vita!
Chiara M.
